Hockenheim, la Ferrari di Vettel sbatte sul muro e chiude con coerenza l’era Marchionne

Se è comprensibile il rispetto che per gli affanni ed il dolore si devono sempre avere per qualunque essere umano sia nella sofferenza, in egual misura è certamente da stigmatizzare l’italica tendenza alla beatificazione del potente (FCA – Automobiles), approfittando subdolamente anche di tristi occasioni come quella che colpisce Sergio Marchionne in queste ore.

In linea con tanta Paupera mediocritas, e galvanizzati da una mera Pole Position, subito dedicata in pompa magna al ricoverato supermanager anche della Ferrari come se si fosse alzato già un trofeo, mezzi d’informazione con pagine intere e spot televisivi sponsorizzati dal gruppo degli Agnelli, e costruttori professionali di miti inconsistenti, hanno iniziato prematuramente a cantare lodi puntualmente dimostratesi infondate.

Così ad Hockenheim, nella propria terra, le Mercedes di Hamilton e Bottas incomprensibilmente ridicolizzate dalla stampa dell’italietta a tutto sponsor-FIAT, si piazzavano prima e seconda sul podio (nell’ordine), mentre Vettel, forse stordito dai cori di casa, andava a sbattere su un muretto, concludendo -nel peggiore dei modi- una gara che lo aveva visto protagonista: un presagio o un messaggio divino?

French Grand Prix, Paul Ricard 21 - 24 June 2018Non ci è dato sapere. Quel che è matematico, è che adesso ci sono 17 punti di distacco da un Hamilton che con questa quarta vittoria sul circuito tedesco raggiunge il record appartenente fino a ieri a Schumacher, mentre la Mercedes si è ripresa il primo posto nella classifica Costruttori con 8 punti di vantaggio sulla Ferrari.
Curiosamente, questa foto ne riporta alla mente una simile, la ricorderete tutti: il Pipita che al San Paolo cercava il Presidente De Laurentiis. Solo che in questa foto l’espressione dell’Hamilton primo in classifica suggerirebbe un’interpretazione del tipo: “Ma dov’è finita la Ferrari?”

Gino Giammarino

 

 

 

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